Ascoltiamo le nuove idee per il buon governo della Città

Il dibattito elettorale di questi giorni rischia di annoiare anche i cittadini più attivi. Spesso i candidati sindaco e le forze politiche che li sostengono ripetono su alcune questioni di primaria importanza quasi le stesse cose. Certo, sulle infrastrutture e le questioni ambientali, le differenze sembrano più marcate. Ma su altre questioni – e qui vorremmo soffermarci in particolare su una che è decisiva per il futuro di Venezia, cioè il bilancio comunale – le soluzioni che indicano sono evasive e poco credibili. Ne citiamo alcune: “tagliare sprechi e inefficienze” (ma quali?); “chiedere a Roma di fare qualcosa” (ma cosa?); “spalmare il disavanzo su più anni” (ma il prossimo anno la situazione non sarà la stessa? e se accumulo la rata di quest’anno con quella del prossimo, non sto solo dicendo “lasciamo a quelli che verranno di sbrigarsela”?). Tanto più la situazione finanziaria del Comune si dimostra grave, tanto più si rivela intollerabile la mancanza di visione di chi vorrebbe continuare a governarci. Quello che è più grave non è tanto la loro incompetenza o mancanza di fantasia ma il fatto che con arroganza non ascoltino nessuno di esterno al loro ristretto gruppo di collaboratori. E i cittadini? Perché, invece di parlare e di proporre il vuoto pneumatico su molte questioni, chi si candida alla guida della Città non decide di ascoltare? Se solo ascoltassero potrebbero trarne delle buone proposte. Facciamo un esempio per tutti: in giro per l’Italia e per l’Europa nascono tutti i giorni nuove forme di economia sociale per trovare risposte alla disoccupazione, al basso potere di acquisto di crescenti fasce di persone; soluzioni che possono, tra l’altro, andare oltre l’assurdo vincolo rappresentato dal Patto di Stabilità (quello per intenderci che riduce ogni anno le possibilità di spesa del Comune di Venezia). Una di queste innovazioni sociali si chiama “moneta complementare”. Un meccanismo molto semplice ma molto potente con cui imprenditori e cittadini di un territorio si scambiano prodotti e servizi tra di loro, senza usare euro ma avvalendosi di sistemi di contabilità debito/credito autonomi (un po’ come se si aprisse un conto corrente bancario indipendente tra operatori economici e cittadini). Non è un’utopia né qualcosa di impossibile: e infatti in Sardegna il sistema funziona (si chiama Sardex) e coinvolge già migliaia di imprese, negozi, esercizi pubblici. Qual è il vantaggio di questa innovazione e perché un buon politico ascoltandola dovrebbe farla propria? Semplice: perché se un Comune sviluppasse una rete di imprese convenzionate e molto diversificate, potrebbe per quei servizi e prodotti (dalla mensa scolastica, all’assistenza sociale, ad alcuni lavori pubblici con forniture locali) gestire più risorse e uscire, di fatto, senza chiedere l’autorizzazione, dal Patto di Stabilità. Volete saperne di più? Andate su http://www.sardex.net/ Ma accanto a questo esempio, ve ne sono migliaia e potrebbero davvero cambiare la vita della nostra città. Proposte per giovani che lavorano in rete (HUB) o soluzioni per enti locali che finanziano opere e servizi sociali investendo direttamente il risparmio dei loro cittadini (social bonds, minibonds, impact investment, etc.). Lanciamo una proposta: eleggiamo a Sindaco di Venezia colui o colei che dimostreranno maggior capacità di ascolto. Siamo sicuri che le nostre possibilità di avere nei prossimi cinque anni un buon governo cittadino aumenteranno sensibilmente.

Ascoltiamo le nuove idee per il buon governo della Città

Bilancio comunale veneziano : responsabilità, fardelli e scelte nefaste

Lunedì 2 marzo il Commissario Zappalorto presenterà alla Città lo stato delle finanze comunali. Si tratta di una condizione di particolare gravità. Anche senza la sanzione supplementare per aver sforato il Patto di Stabilità (il cosiddetto SalvaVenezia), restano sulle spalle dei cittadini veneziani almeno 52 milioni di euro che mancano all’appello. Un disavanzo che sembra destinato a tradursi in tagli ai servizi pubblici essenziali o in maggiore tassazione. La proposta salomonica di Zappalorto è di chiedere che questo disavanzo sia spalmato su più anni per rendere meno gravoso il peso sul bilancio 2015.

Al di là della fattibilità di questa proposta, quello che vale la pena sapere è come questo “buco” sia stato generato. La risposta è molto semplice: solo nel 2014 avremmo potuto risparmiare 17 milioni di euro destinati alla costruzione di una strada che i cittadini di Mestre ritengono inutile anzi dannosa – la Vallenari-bis; avremmo potuto risparmiare 22 milioni di euro destinati alla costruzione da parte di un dubbioso fondo immobiliare di un Mercato Ortofrutticolo (MOF) che in realtà beneficia solo pochi operatori commerciali (e questo dopo che in passato si sono spesi danari pubblici per lo stesso progetto al Tronchetto e in Via Torino); e potremmo ancora risparmiare 20 milioni per un Palazzetto del Cinema al Lido che non è richiesto da nessuno ma che deriva dai disastri ambientali e contrattuali originati dal cosiddetto Palabuco (40 milioni di euro già buttati letteralmente a mare).

Insomma solo così stiamo parlando di 59 milioni. Di cui almeno i 20 milioni per il Palazzetto al Lido potrebbero essere ancora recuperati.

In più ogni anno il Comune paga 6 milioni di euro per la scellerata decisione dell’Amministrazione Costa di sottoscrivere nel 2002 un pacchetto di derivati finanziari.

Risultato aritmetico:

1) gestione Paolo Costa (6 milioni per 12 anni): totale 72 milioni regalati a intermediari finanziari;

2) gestione Massimo Cacciari (40 milioni per il Palabuco + almeno altri 20 milioni per operazioni fallimentari con fondi immobiliari): totale 60 milioni regalati a speculatori e imprese della cosca Consorzio Venezia Nuova;

3) gestione Orsoni+Zappalorto: totale 59 milioni per opere inutili e a beneficio dei soliti noti.

Due conclusioni:

1) nonostante i responsabili si straccino le vesti per la sorte avversa, oggi il Comune potrebbe avere a disposizione almeno 190 milioni che si sono invece volatilizzati a causa del malgoverno;

2) eppure questi signori sono ancora all’opera, chi direttamente (Paolo Costa decide ancora delle sorti di Venezia attraverso il Porto) e chi indirettamente (Massimo Cacciari è il grande elettore di uno dei candidati alle primarie del centrosinistra).

Domanda retorica: possiamo ancora affidare il nostro futuro a queste persone? Possiamo lasciare che questo modo di intendere la cosa pubblica continui indisturbato a pregiudicare il futuro di Venezia?

Agli elettori la sentenza!

Bilancio comunale veneziano : responsabilità, fardelli e scelte nefaste

Ma quanto costa davvero la Politica a Venezia?

La stampa locale (Gazzettino e Corriere del Veneto) si occupa oggi (24 febbraio) di due notizie che rimandano l’una all’altra: le dichiarazioni dell’ex-assessore Maggioni sui finanziamenti illeciti della campagna elettorale di Orsoni nel 2010 e lo scontro tra i tre candidati alle primarie del centrosinistra sui massimali di spesa per la loro campagna.

Una prima considerazione è d’obbligo sullo stato confusionale (o almeno così viene riportato dalla stampa) delle dichiarazioni dell’Ex-Assessore della Giunta Orsoni: da un lato, dice che i soldi li ha presi direttamente l’allora candidato sindaco e, dall’altro, lo stesso Maggioni ammette che tutto questo era noto (anzi “se ne discuteva nelle riunioni di partito”). Era cioè prassi che il Consorzio Venezia Nuova finanziasse le campagne elettorali a destra, al centro e a sinistra.

Se la logica non è un’opinione, dovremmo tradurre queste dichiarazioni di Maggioni così: “Mazzacurati diede i soldi a Orsoni e indirettamente al PD per la campagna elettorale”. Proprio quanto ha sempre sostenuto Giorgio Orsoni. Ma mentre l’ex-sindaco è ormai fuori dai giochi politici, il PD e i suoi dirigenti di allora sono tutti o quasi ancora sulla scena.

Veniamo al secondo punto: il regolamento delle primarie del centrosinistra fissa in 10 mila euro il tetto massimo per le spese elettorali. Anche qui la logica (matematica) sembra non essere di casa. Se paghi una sede in centro a Mestre, se affitti a più riprese sale cinematografiche a Mestre e Venezia, se promuovi la tua pagina su Facebook, se ti avvali di servizi professionali di comunicazione, come fai – come ha dichiarato ieri il candidato Nicola Pellicani – a dire che: “sinora ho speso non più di mille euro”? Misteri dell’algebra o ipocrisia bell’e buona?

Qualcuno tra i candidati potrebbe sostenere che molte di queste spese non sono in denaro ma che si avvalgono di amici, collaboratori e altro ancora a titolo gratuito.

Come Venezia Cambia 2015 abbiamo più volte sostenuto (ed è scritto a chiare lettere nelle nostre 7 regole per una nuova politica cittadina), anche queste collaborazioni “liberali” devono essere dichiarate e giustificate, perché sappiamo come sono andate sinora le cose: “oggi lavoro gratis per te, caro candidato, e tu domani, con i denari pubblici, mi farai ritornare lautamente il mio investimento “liberale” attraverso consulenze, appalti e incarichi”. Insomma la solita vecchia e brutta storia di cui siamo davvero stanchi.

Per chi vuol fare sul serio e avere rispetto dei cittadini, è bene che anche su questo si volti finalmente pagina. Non a parole ma con i fatti.

Attendiamo segnali chiari – e spiegazioni – da tutte le forze politiche che si candidano alle elezioni comunali di maggio. Grazie.

Ma quanto costa davvero la Politica a Venezia?

Anche Mestre Cambia!

Sabato 21 febbraio interessantissimo incontro a Mestre sulla città che verrà. Per chi pensa che Mestre sia rassegnata a vivere passivamente la crisi sociale ed economica che l’ha duramente colpita in questi anni, un peccato non essere stato presente, perché oggi avrebbe avuto un’ottima occasione per ricredersi.

Un’intera giornata di lavoro nella sede di CittAperta. Una serie di interventi rigorosi, documentati e senza fronzoli, sulle tante questioni “calde”: dalla Vallenari-bis (un progetto costoso, inutile e dannoso) ai progetti di espansione dell’aeroporto (tradotto: Marchi fa il business e noi Comunità ne subiamo i danni ambientali, sociali e, a largo raggio, anche economici che ne derivano, senza essere neppure interpellati); dal deserto commerciale prodotto dal proliferare dei supermercati alla “ri-occupazione” di Forte Marghera (da parte dei soliti noti). Ma, soprattutto, molte proposte di innovazione, recupero, riuso e cura del paesaggio e rispetto della storia mestrina. Di grande interesse la creazione di una green belt mestrina per far sì che l’agricoltura torni ad essere protagonista: fonte di lavoro per tante persone – giovani e meno giovani – con la creazione di filiere economiche e nuovi mercati rionali atti a contrastare la grigia intermediazione commerciale e, nel contempo,  consentirci di consumare prodotti sani e di qualità. E ancora: il bosco di Mestre, un grande progetto della buona Politica di ieri e di oggi; nuove idee per rendere il paesaggio urbano più accogliente e più vivibile; e le proposte per la riqualificazione urbana sulle macerie abbandonate e seguite all’abbattimento dell’ospedale Umberto I°. Tanti cittadini attenti e preparati e associazioni che non si arrendono, che vogliono essere partecipi nel decidere il futuro di Mestre, che sanno di non poter più delegare, perché le loro proposte, per quanto interessanti ed esposte ad alta voce, non vengono percepite e comprese dalla vecchia e logora politica dei partiti.

Alla fine la conclusione è stata una sola e unanime: prendiamo in mano la politica cittadina e definiamone insieme il percorso, le scelte e le fatiche. Oggi, in questa giornata di dibattito e ricerca, accanto a Venezia Cambia 2015, è nata, e siamo veramente felici di annunciarlo: Mestre Cambia 2015!

Anche Mestre Cambia!

Bilancio comunale: ancora maneggi o finalmente scelte?

L’emendamento inserito nel decreto Milleproroghe dal Governo Renzi rimanda di pochissimo il grande nodo del come rimettere in sesto le finanze comunali a Venezia. Il paradosso di Venezia è davanti agli occhi di tutti: una Città unica al Mondo, che potrebbe essere ricca e florida e che invece  non ha nemmeno i soldi per la manutenzione ordinaria, per i servizi essenziali, per tutelare e curare i propri cittadini. Una Città che ha visto e continua a vedere passare fiumi di denaro senza poterne beneficiare e senza che si traducano in un benessere collettivo. Chi dice che tutti i mali derivano dalla crisi del Casinò o dal venire meno dei finanziamenti straordinari della Legge speciale dice una mezza verità: è vero che quelle entrate consentivano di coprire alcuni servizi e attività sociali ma quel sistema ha moltiplicato il clientelismo, la corruzione e il malgoverno. Ne è derivata una Politica che lasciava mangiare smodatamente i più forti e blandiva con pochi spiccioli i più deboli. Così hanno vinto nel tempo la speculazione, la rendita, la rassegnazione. Negli ultimi dieci anni il Comune di Venezia ha vissuto all’insegna dell’emergenza infilando, una dopo l’altra, operazioni di presunto salvataggio. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: l’Amministrazione ha venduto pezzi importanti del patrimonio pubblico; si sono accumulate le perdite – centinaia di milioni di euro tra derivati, cartolarizzazioni e fondi di investimento fasulli; si è barattato il governo urbano della Città per trenta denari (a forza di cambi di destinazione d’uso e di cessioni di spazi pubblici). Qualcuno, tra coloro che si candida alla guida della Città, pensa di poter continuare ancora su questa strada. Che si tratti di una triste realtà e non solo di un’illazione, lo conferma il fatto che i responsabili della passata disastrosa e miope gestione sono ancora tutti in attività e affollano le seconde file dei candidati sindaco del centrosinistra. E qualcuno – sempre gli stessi – suggerisce pure al Commissario le ultime schifezze finanziarie (come quelle di questi giorni, per coprire la spesa corrente con city tax, multe e oneri di urbanizzazione). Noi vogliamo voltare davvero pagina. E non siamo soli né pochi. Alcune regole essenziali le abbiamo più volte annunciate. Primo: le spese correnti si coprono con le entrate correnti (un’ovvietà, ma a vedere quello che propone Zappalorto, mica tanto). Secondo: gli sprechi ci sono e sono tanti. Anche la spesa per il personale può essere ridotta: basta mettere mano ai tanti inutili direttori (con lauti stipendi), alla logica dei premi, della produttività, che vengono distribuiti a pioggia senza minimamente tener conto dei risultati e delle professionalità. Terzo: occorrono nuove risorse ordinarie permanenti per costruire una vera politica di bilancio, con investimenti e priorità chiare. Abbiamo, a più riprese, chiesto che Venezia possa gestire una parte del gettito tributario derivante dalle imposte indirette (un punto dell’IVA ora incamerata da Roma). Ma anche l’economia turistica deve e può contribuire di più. Quarto: ci sono risorse europee alle quali per la storia e la peculiarità di Venezia sarebbe facile accedere. Ci vuole un messaggio politico forte, autorevole, e capacità tecniche di progettazione. Potremmo ricavarne risorse ingenti (obiettivo: almeno +5% del bilancio attuale). Quinto: il patrimonio immobiliare pubblico (in particolare l’Arsenale e i forti trincerati di Mestre) sono una risorsa culturale e storica ma possono produrre economia vera per la Città. Altro che darli in pasto a schiere di speculatori immobiliari! Sesto: Marghera deve poter diventare un grande luogo di investimenti per la logistica, la manifattura e per i servizi avanzati. Trasformiamo l’accordo di programma (150 milioni di euro) in una realtà produttiva capace di generare risorse anche per la finanza pubblica. Settimo: Le politiche sociali e per la qualità della vita dei cittadini possono essere finanziate con strumenti già disponibili (ad esempio, il 5 per mille che i contribuenti residenti possono devolvere direttamente al Comune). Ottavo: Le aziende partecipate devono essere gestite in modo da produrre servizi di qualità per i cittadini invece di pesare con i loro disavanzi sulle casse comunali. Amministratori e dirigenti incapaci devono lasciare il posto a persone competenti e responsabili. Nono: Una revisione sostanziale degli strumenti di finanziamento del Comune. In questi anni (e i derivati sono stati solo la punta dell’iceberg) la comunità cittadina ha regalato denari a intermediari finanziari di ogni tipo. Esistono strumenti utili e socialmente responsabili: un esempio per tutti i social bond. Decimo: innovazione e ancora innovazione! Guardarsi in giro e imparare dalle buone pratiche europee e internazionali. Il 24 maggio dovremmo scegliere: o continuare con gli azzeccagarbugli e i bottegai della politica oppure scegliere di dotarci di una vera politica finanziaria comunale. Perché sia chiaro: di Salva Venezia-ter non ne vogliamo proprio sentire parlare e quelli che vivono di questi espedienti è bene che se ne facciano una ragione.

Bilancio comunale: ancora maneggi o finalmente scelte?

Una squadra per il buon governo di Venezia

“Non possiamo solo resistere, ora dobbiamo governare”. E’ questo l’invito che Venezia Cambia 2015 rivolge a tutta la comunità cittadina.

Per troppi anni il sapere diffuso, le buone pratiche, le azioni positive sono rimaste fuori dalle istituzioni comunali. Per troppo tempo associazioni e cittadini sono rimasti inascoltati da chi doveva rappresentarli a Ca’ Farsetti. Partiti e politici di professione preferivano prestare attenzione a lobby e interessi economici organizzati piuttosto che aprire al dialogo e all’ascolto diretto con i cittadini.

Certo, nelle ultime settimane, la musica è cambiata: tutti si riempiono la bocca di partecipazione, condivisione, trasparenza, eccetera. Ma basta grattare un po’ la patina della propaganda elettorale per scoprire che nulla o quasi è cambiato.

A partire dai “capi bastone” della politica che fanno il bello e il cattivo tempo nei partiti e nelle liste che li stostengono. Stesse facce e stessi comportamenti. Come quello di scambiarsi cappelli e careghe (“tu vai in Regione e io in Comune”, “tu non ti candidi, ma poi ti ripesco come assessore, presidente in una società partecipata, eccetera”), con l’intenzione di non mutare di una virgola logiche e pratiche spartitorie. E’ questo modo di intendere e di praticare la politica  che ha portato  il Comune di Venezia all’attuale stato di pre-dissesto finanziario. E la grave sofferenza sociale che attraversa la comunità veneziana non sembra essere tra le preoccupazioni maggiori di questi signori.

Ora gli abitanti, i cittadini, che in questi anni hanno denunciato e resistito allo scempio perpretrato su Venezia (dal Mose al Contorta, dal vuoto dell’Ex-Ospedale Umberto I°di Mestre all’inutile Vallenari bis, dal Palabuco del Lido alla svendita dei beni comuni, con il dilagare di un turismo selvaggio e di un commercio squalificato che distruggono ogni giorno la storia, l’economia e la vita vera della Città), sono stanchi di essere spettatori mal sopportati, sono stanchi di denunciare e basta.

E’ tempo di prendere l’iniziativa: di dimostrare che come cittadini abbiamo idee, saperi e capacità per governare davvero e meglio il Comune di Venezia.

Venezia Cambia 2015 dopo essersi presentata il 20 gennaio scorso, nei prossimi giorni proporrà la propria squadra di governo. Un’intera squadra – non un solo nome -, perché di molte competenze, storie e idee ha bisogno la nostra Città, per tornare a essere bella, equa, vivibile, dinamica, aperta e sostenibile.

Troppi “salvatori della patria” si contendono il trofeo di candidato sindaco. Troppi, soprattutto sapendo che dietro, tra le quinte, i giochi sono sempre gli stessi e che spente le luci delle primarie e delle elezioni, la musica e la minestra rischiano di restare uguali (una musica inascoltabile e una minestra rancida).

Noi intendiamo offrire a tutti i cittadini stanchi di retorica, malaffare e incompetenza un’alternativa politica vera. Senza un’alternativa molti elettori potrebbero decidere di restare a casa il 24 maggio.

Il nostro impegno è ricostruire una prospettiva, ridare speranza. Con passione, con intelligenza, con rispetto di  tutti territori che la compongono – da Mestre al Lido, da Marghera alla Città d’acqua – Venezia può cambiare davvero. E’ tempo di cominciare.

Una squadra per il buon governo di Venezia

Perché Venezia Cambia 2015 alle elezioni comunali?

Noi ci saremo. Lo abbiamo detto a più riprese nelle settimane scorse, anche se la comunicazione – o almeno quella dei giornali locali – pare non sia stata abbastanza chiara.

Perché Venezia Cambia 2015 sulla scheda elettorale?

Lo abbiamo detto 9 mesi fa (era il 15 maggio 2014): di fronte alla grave crisi della democrazia locale e al disastro amministrativo al quale siamo tutti i giorni confrontati, i partiti politici locali – quelli che hanno governato negli ultimi 25 anni e quelli che si propongono come alternativa – non hanno dimostrato alcuna capacità di auto-riformarsi. Anche negli ultimi mesi – dopo l’ingloriosa fine dell’amministrazione Orsoni – quelle stesse organizzazioni politiche hanno confermato una strutturale incapacità culturale, ancor prima che politica, a promuovere un autentico cambiamento. La loro unica preoccupazione è stata di far dimenticare responsabilità e magagne passate, delegando in toto al Commissario Prefettizio le scelte e le decisioni amministrative. Scelte che dovrebbero spettare unicamente a chi è democraticamente eletto.

Con lo stesso spirito di ignavia e  conservazione, l’ex-maggioranza di centrosinistra ha organizzato e lanciato primarie di coalizione prive di chiare opzioni programmatiche e ambigue quanto alle forze politiche che ne fanno parte.

Nei mesi scorsi Venezia Cambia 2015 ha messo  a punto e proposto 7 regole per avviare un percorso di cambiamento: semplici criteri per contenere e rendere trasparenti i costi della politica; l’obbligo per chi vuole aprire una nuova stagione amministrativa di dichiarare prima del voto la propria squadra di governo; la formulazione di un programma aperto, chiaro, misurabile e rendicontabile. Niente da fare: non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire. E così, Partito Democratico & Co., hanno deciso di fare come se nulla fosse: stesse logiche fumose e stesse pratiche consociative.

Per questo Venezia ha oggi più che mai bisogno di una rappresentanza cittadina autonoma e diretta, capace di proporre metodi di governo efficaci e proposte amministrative chiare, partecipate e controllabili.

Per questo noi ci saremo il 24 maggio 2015. Saremo sulla scheda elettorale e chiederemo il tuo voto.

Perché Venezia Cambia 2015 alle elezioni comunali?